Real-time data processing: quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare

#IBMPartner

Ogni volta che preleviamo da uno sportello bancomat, oppure ogni volta che acquistiamo con la carta di credito, entriamo a far parte di un complicato processo di richiesta di autorizzazione fatta ai computer centrali dell’istituto finanziario. Il computer deve verificare che la nostra richiesta sia autorizzabile e deve provvedere gli estremi dell’autorizzazione per poi successivamente registrare la transazione. Nei fatti, lo sportello bancomat o il POS non fanno verifiche approfondite, verificano pochi elementi di riscontro locali, il grosso dell’elaborazione viene fatta sui computer che non si vedono.

Fin qui tutto semplice, sembra un processo veloce e senza ostacoli.

Se però andiamo ad analizzare il numero di operazioni fatte dal computer centrale e le moltiplichiamo per il numero di sportelli bancomat installati dalla banca il discorso cambia. E se a questo uniamo il numero di POS installati nei punti vendita, non possiamo fare a meno di notare che il risultato delle verifiche da condurre è un incubo e dev’essere vissuto in tempo reale. Non possiamo pretendere che il correntista o il consumatore attendano perché i computer centrali sono intasati di richieste.

Si chiama Real-time Data Processing, ovvero essere capaci di processare immediatamente quella specifica richiesta, in tempo reale, adesso.

Ecco che a volte le richieste diventano tante e il gioco si fa duro per i computer centrali; ecco che, in una partita dura, si vince solo con una squadra forte e coesa. Questi ultimi due concetti — forza e coesione — li vorrei traslare in concetti informatici.

Potremmo parlare di capacità di elaborazione sorprendenti a supporto di un software ingegnerizzato in maniera eccellente che, nell’insieme, riescono a fornire la risposta entro pochi secondi elaborando i dati in ingresso forniti dai dispositivi periferici ed interrogando altri computer centrali detentori dell’informazione di autorizzazione originale.

Ma potremmo anche semplicemente chiamarla forza invisibile; un’impercettibile presenza che ci permette di eseguire tutte quelle operazioni informatiche che utilizziamo inconsapevolmente giorno dopo giorno. Operazioni che diventano sempre più massive e voraci di potenza computazionale grazie alla trasformazione digitale in atto nella nostra società.

Una forza invisibile scatenata e magnificata dall’unione di due capolavori della scienza e dell’ingegneria applicata al trattamento digitale delle informazioni.

Ma come supportare tutto questo carico di lavoro che noi come umani stiamo delegando a questi potenti dispositivi nascosti nei meandri di un data center? Due grossi player dello scenario tecnologico hanno messo insieme le forze per creare un duetto esageratamente potente che sfida le leggi della fisica in termini di velocità di risposta: IBM e SAP.

SAP ha sviluppato un database — SAP HANA — che gestisce tutti i dati nella memoria centrale, non sulla memoria di massa (disco fisso o SSD); questo gli consente di evitare i colli di bottiglia tipici delle attuali architetture informatiche dove il processore preleva i dati dal disco, li sposta in memoria RAM e poi li elabora. Semplicemente, esso salta dei passaggi. I dati sono sempre in memoria, nessun viaggio dev’essere fatto per recuperarli dal disco.

In risposta a questo intrigante progresso tecnologico, IBM ha progettato una serie di strabilianti sistemi ingegnerizzati per magnificare il lavoro dei database in-memory e lo ha fatto con delle tecnologie all’avanguardia, come sa fare lei.

Se ti piacciono le statistiche da nerd, ti dico solo che il modello IBM Power System E980 arriva ad una memoria RAM di 64TB (hai letto bene, Terabytes e non Gigabytes!) ed un massimo di 192 core POWER9. Stupefacente.

La collaborazione sinergica di questi due giganti dell’innovazione tecnologica ha creato qualcosa che rivoluzionerà il modo di trattare una mole enorme di informazioni in tempo reale. Nei fatti, la collaborazione non si limita solo a generare potenza computazionale oltre l’aziendale comprensione. L’utilizzo dei sistemi IBM Power System consente anche di ottimizzare il costo totale di possesso (TCO) e di risparmiare sul consumo energetico a beneficio dell’ambiente. Questi benefici li ritroviamo evidenziati nella seguente infografica elaborata da Forrester a seguito di una ricerca effettuata su di un campione eterogeneo di imprese che stanno utilizzando SAP HANA su IBM Power System:

Studio Forrester

Un gigante buono che risponde a tutte le domande nello stesso momento e che è capace di ingerire e processare una serie gigantesca di dati senza stancarsi, anzi, consumando anche meno energia.

Anche in questo caso, l’unione sinergica di due elementi crea un valore maggiore della somma degli elementi presi singolarmente. Una combinazione olistica che ci permette di affrontare con tranquillità la nostra umanità digitale, il nostro vivere cibernetico fatto di transazioni digitali, di social media o di messaggi personali che portano in giro per il mondo un pezzettino di noi stessi.

Seppure invisibili, questi giganti buoni ci consentono di continuare il nostro gioco quotidiano con le nostre abitudini digitali. E, quando il gioco si fa duro, loro scendono in campo con forza e coesione. Le loro azioni ci consentono di vivere la partita della nostra esistenza come se l’operazione che stiamo effettuando sia complicata solo come la fugace pressione del nostro dito sullo schermo.

Per scoprire di più sulla sinergia tra IBM e SAP HANA, clicca qui.

Digital entrepreneur with a passion for knowledge translation | FRSA | B2B Tech Influencer | Author & Speaker | Startups Mentor | Founder & CEO dbi.srl

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